Il blog che le amiche dicevano di leggere al mattino col caffè (chissà se lo faranno ancora)

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sabato 8 marzo 2014

Che sia libertà ma quella vera


Le donne sono sempre un po' schiave. 
Incatenate ad un sistema che seppur progredito le relega a ruoli ben precisi dai quali discostarsi non è buona cosa. 
Senza dover fare necessariamente paragoni guardando sempre a chi sta peggio per sentirsi fortunate, noi donne comuni poco possiamo fare per togliere il burqa o peggio le pietre dalle teste delle nostre compagne di altre terre ma tanto per cominciare, partendo dal nostro metro quadro potremmo raggiungere mete che ci consentirebbero una vita migliore. 
Crediamo di essere libere perchè possiamo metterci la minigonna, quella stessa minigonna che diventa complice di delinquenti che se poi ci stuprano...ce la siamo cercata! 
Eppure nonostante questa "libertà" troppe donne ancora subiscono ricatti affettivi tra le quattro mura di casa da parte di chi dice di amarle, e questo avviene nelle "migliori famiglie", nelle peggiori si arriva a violenze fisiche gravi e troppe donne credendosi deboli, quando il debole è lui, nemmeno hanno il coraggio di denunciare l'aggressore; troppe donne si identificano solo attraverso il giudizio del partner; troppe donne si sentono una nullità se non hanno un uomo su cui appoggiarsi; troppe donne ammazzate da uomini insicuri e malati e troppe ancora se ne potrebbero dire. 

Dovremmo fregarcene di inutili auguri e darci da fare per noi, noi per prime. 
Cresciamo senza paura perchè l'evoluzione è un nostro diritto e chi vuole inibirla non desidera il nostro bene. Certo, gli auguri potrebbero essere un gesto carino, soprattutto se ad essi seguisse un appoggio concreto alla nostra lotta e questi ben vengano, peccato che spesso provengano da coloro che sono poi i primi a provare disagio davanti ad una donna libera mentalmente e a essere capaci solo di giudizi infelici espressi a tutela della loro blanda e spesso nulla virilità.

Le donne non sono il sesso debole, mettiamocelo in testa!


Carla (Miranda)
giovedì 8 marzo 2012

Viaggio spazio temporale


A causa di un viaggio spazio-temporale mi trovo a New York, è l'8 marzo del 1908, sono una di quelle operaie che per ottenere uno straccio di diritto e per dire basta allo sfruttamento e quindi alle pessime condizioni in cui mi fanno lavorare, occupo la fabbrica in cui presto servizio.
Mentre appiccano il fuoco, dopo avermi barricata dentro con le mie colleghe americane e straniere accade un fatto strano, ho una visione...vedo il futuro...oddio ma cosa sto vedendo?
Nooooo, non può essere: orde di donne che si preparano per uscire a festeggiare, dicono che si divertiranno, che quella sera nessuno le fermerà, vedo donne in stanze illuminate da bizzarre lampade dai mille colori che osservano ridendo e battendo le mani aitanti giovanotti in mutande, ma cosa stanno facendo?
Ah...festeggiano!
E' l'8 marzo anche lì nel futuro negli anni 2000 e oltre.... e non capisco come possa essere possibile ma i due avvenimenti pare siano collegati: la mia morte nell'incendio doloso con il conseguente annullamento dei miei sacrosanti diritti e il suo divertimento trasgressivo da consumare in quel preciso giorno, che sia a base di giovanotti in mutande o meno.

A fine viaggio, dal momento che alcune signore per giustificare la loro ora d'aria ottomarzesca, hanno detto giustamente che "tutti i giorni siamo donne" quindi tanto vale divertirsi, vorrei solo fare una precisazione: non è che in questo giorno bisogna ricordarsi a che sesso apparteniamo, si tratta di una commemorazione della donna strettamente legata al riconoscimento dei suoi diritti e di solito in questi casi si stabilisce una data simbolica.

Gli ebrei sono ebrei tutti i giorni, quindi tanto vale che il 27 gennaio escano per divertirsi? Lo so, risuona come una bestemmia vero?

Io festeggerei ogni qualvolta una donna vincesse una battaglia individuale o collettiva mentre l'8 marzo non alimenterei il forte equivoco che in qualche modo si è creato nel tempo.

Carla

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